Immaginate prati, pascoli e casali dislocati in aperta campagna, tra fienili, rimesse e stazioni di posta, come ancora si vedono oggi nei film western… Questo sarebbe stato il paesaggio che un viaggiatore di fine ‘800 avrebbe potuto ammirare scendendo giù da Monte Mario, lungo la via Trionfale, percorrendo gli antichi sentieri della via Francigena, strada che conduceva ai piedi della Basilica di San Pietro. Proprio per questo, Monte Mario venne chiamato dai pellegrini “Mons Gaudii”, per la gioia di scorgere finalmente, dall’alto, la Città Eterna, tempio della cristianità.
Ancora oggi, cammino spesso a piedi per i quartieri dove sono nato e cresciuto e precisamente Borgo, Prati, Trionfale, Monte Mario e percorro anch’io le strade dei pellegrini che hanno visitato e tuttora visitano la tomba di San Pietro, principe degli Apostoli.
Penso che si tratti di luoghi storicamente importanti e di grande attrazione tanto per noi “popolani romani”, quanto, ed a maggior ragione, per i turisti. Un territorio, infatti, vive di ricordi, di gesti ripetuti nel tempo, di ammirazione per i grandi personaggi che lo hanno caratterizzato e per le loro gesta che la memoria collettiva di alcuni saggi riesce a tramandare di generazione in generazione. Anche per questo motivo nel Rione Borgo, in Prati e nel quartiere Trionfale e a Monte Mario si respira un’aria di antico e di moderno allo stesso tempo.