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11 luglio 2010

Scuola Elementare "Adelaide Cairoli": il 24 novembre 2012 il Centenario

a cura del dott. Emanuele Mariani


Roma,ore 11,30 di domenica 24 novembre 1912: il Sindaco di Roma, Ernesto Nathan inaugura la scuola elementare “Adelaide Cairoli” al Trionfale, intitolata a colei cha ha incarnato l’importante figura di madre ed educatrice dei celebri fratelli patrioti risorgimentali. La scuola, dunque, marcia a grandi passi verso il secolo di storia e di attività. Fu, infatti, con la delibera di Giunta comunale del 13 novembre 1912, guidata proprio da Nathan, ratificata dal Consiglio comunale nella seduta del 20 dicembre 1912, che venne prevista la celebrazione dei festeggiamenti (con tanto di cartoline-ricordo) per l’inaugurazione di tre edifici scolastici tra i quali appunto la scuola elementare “Adelaide Cairoli”, situata in via Giordano Bruno, n. 2, all’angolo con via Andrea Doria, strade che recano questi nomi nella toponomastica comunale fin dal 1911, in occasione del Cinquantesimo Anniversario dell’Unità d’Italia.
L’edificio scolastico insisteva in un’area compresa tra il prolungamento di viale delle Milizie (attuale via Andrea Doria) e la via Trionfale non distante dai Prati di Castello e dalle Mura Vaticane (via Leone IV). Alla fine dell’800, la zona si presentava ancora non del tutto urbanizzata: vi dominavano ampie distese di filari di vigne ed orti, qualche casolare di campagna, villini ed osterie e soprattutto la presenza di cave di argilla sfruttate per la fabbricazione dei mattoni nelle vicine fornaci.

29 maggio 2010

Michelangelo Buonarroti: un vicino di casa degli abitanti dei quartieri Prati e Borgo

Michelangelo Buonarroti visse in Vaticano nei pressi della Basilica di San Pietro, per dirigerne i lavori dal 1547 fino agli ultimi giorni della sua vita, nel 1564. Ciò è confermato da due importanti documenti rinvenuti nell’Archivio della Fabbrica di San Pietro e recentemente resi noti.
Il primo è una nota-spese nella quale figura il compenso per un artigiano-incisore per aver realizzato una chiave di un mobile situato all’interno della stanza del maestro: “A mastro Gianangelo scudi 10 per una chiave a un cassone che sta nella stantia in San Pietro dove se retira messer Michelangelo”. Il secondo è un disegno inedito del grande Buonarroti che rappresenta “una pianta parziale di uno dei pilastri radiali del tamburo della cupola di San Pietro, all’altezza della trabeazione sopra le colonne”, come ha scritto nel suo studio sul tema lo storico Vitale Zanchettin.
Quest’ultimo schizzo è certamente da attribuire a Michelangelo e sarebbe stato realizzato nel 1563 poco tempo prima della sua morte; si tratterebbe di uno dei tanti disegni prodotti durante i 17 anni di direzione del cantiere della nuova Basilica di San Pietro. “La sicurezza del tratto, la mano esperta e abituata a prendere decisioni di fronte alla pietra grezza – dice Zanchettin che ha reso pubblico il proprio studio sul ritrovamento in un articolo sull’Osservatore Romano del 7 dicembre 2007 – lasciano pochi dubbi: lo schizzo è certamente di Michelangelo ed è l’ultimo suo disegno giunto fino a noi”.
Da notare come il foglio, dove compaiono alcune cifre (6, 9 e ¾) assieme al disegno tracciato su un ritaglio di carta con gesso color sanguigna, si sia salvato dalle distruzioni volute dall’architetto quasi novantenne e mostri anche come con tale mezzo impartiva le varie disposizioni per il taglio del marmo ai cavatori di pietra. I blocchi di pietra per la costruzione della Basilica, venivano infatti caricati su carri, trainati da bufali i quali viaggiavano lungo la via Tiburtina, nei mesi estivi, da Tivoli e, in quantità più ridotte, da Fiano Romano e, attraversando proprietà e prati, pascolavano e sostavano in virtù dei privilegi di cui godeva la Fabbrica di San Pietro e venivano anche tradotti via fiume Tevere fino in Vaticano con altri vari materiali passando attraverso la Porta Fabbrica esenti da ogni dazio (ad usum fabricae, da cui il detto “ad ufo”).
Tali ritrovamenti danno la dimensione di vita del maestro negli ultimi anni della sua esistenza: ci dicono infatti come avesse stabilito un forte legame con le maestranze con cui lavorava e danno veriticità al fatto, tramandato per via orale fino ad oggi anche a chi scrive, che Michelangelo amava passare molto tempo con gli artigiani e lavoranti che dirigeva per la costruzione della Basilica, soggiornando nei casali esistenti all’epoca in aperta campana nel borgo dei Fornaciari oggi l’attuale piazzale Gregorio VII. 
a cura del Dott. Emanuele Mariani

23 aprile 2010

Borgo, Prati, Trionfale: in cammino nella storia (a cura del dott. Emanuele Mariani)

Immaginate prati, pascoli e casali dislocati in aperta campagna, tra fienili, rimesse e stazioni di posta, come ancora si vedono oggi nei film western… Questo sarebbe stato il paesaggio che un viaggiatore di fine ‘800 avrebbe potuto ammirare scendendo giù da Monte Mario, lungo la via Trionfale, percorrendo gli antichi sentieri della via Francigena, strada che conduceva ai piedi della Basilica di San Pietro. Proprio per questo, Monte Mario venne chiamato dai pellegrini “Mons Gaudii”, per la gioia di scorgere finalmente, dall’alto, la Città Eterna, tempio della cristianità.
Ancora oggi, cammino spesso a piedi per i quartieri dove sono nato e cresciuto e precisamente Borgo, Prati, Trionfale, Monte Mario e percorro anch’io le strade dei pellegrini che hanno visitato e tuttora visitano la tomba di San Pietro, principe degli Apostoli.
Penso che si tratti di luoghi storicamente importanti e di grande attrazione tanto per noi “popolani romani”, quanto, ed a maggior ragione, per i turisti. Un territorio, infatti, vive di ricordi, di gesti ripetuti nel tempo, di ammirazione per i grandi personaggi che lo hanno caratterizzato e per le loro gesta che la memoria collettiva di alcuni saggi riesce a tramandare di generazione in generazione. Anche per questo motivo nel Rione Borgo, in Prati e nel quartiere Trionfale e a Monte Mario si respira un’aria di antico e di moderno allo stesso tempo.